MO.CA

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Locandina della mostra «Laura Footes. Pain & Desire», con un’opera pittorica nei toni del viola sullo sfondo e scritte bianche. Inaugurazione il 26 novembre 2026 alle 18:00 a MO.CA, Brescia. Appartamento Nobile fino al 17 dicembre 2026 e Spazio Espositivo fino al 10 gennaio 2027. Apertura mercoledì–domenica, 15:00–19:00; ingresso libero.

26.11

— 10.01.27

Laura Footes. Pain and Desire

Inaugurazione

giovedì 26 Novembre 2026

ore 18:00

Palazzo

A cura di Ilaria Bignotti

Ingresso libero

MO.CA – Centro per le Nuove Culture di Brescia ospita la prima grande mostra personale in Italia di Laura Footes (Birmingham, 1988), una delle artiste più radicali della scena britannica degli ultimi anni.

La mostra si estende nella prima sala dell’Appartamento nobile e negli ambienti dello Spazio espositivo di MO.CA, proponendo oltre 30 opere, tra dipinti e sculture, realizzate appositamente dall’artista. Laura Footes indaga le relazioni tra corpo e controllo, desiderio e dolore, malattia e ribellione, ponendosi così tra quelle artiste virtuose e combattenti che oggi vogliono e sanno tenere saldamente in mano la staffetta consegnata dalle donne artiste e intellettuali del secolo precedente – le poche che sono riuscite ad emergere dalla negazione e dalla privazione della loro identità nel corso di un’epoca segnata dal modello patriarcale: da Virginia Woolf a Frida Kahlo, da Paula Rego a Tracey Emin fino a Carol Rama.

«L’intensità della sofferenza fisica acuisce la fame di piacere » afferma Footes riflettendo su questa mostra; pertanto, nelle sue opere delinea dei corpi che si muovono su questo labile confine, tra mutilazione e trasformazione, tra anatomie immaginate e reali, permeate da una carica di erotismo bruciante e comunque inafferrabile, aereo, che rifugge ogni categorizzazione. Queste immagini invocano con ferocia il diritto per le donne di disporre liberamente della propria corporeità, qualunque sia la sua forma, soprattutto se “non conforme” ai canoni imposti dall’imperante patriarcato, ridefinendo il corpo femminile frammentato non come un informe ammasso di difetti biologici da rifiutare o compiangere, ma come un luogo organico di profonda autodeterminazione fisica e creativa.

«Rivendicare il corpo malato e desiderante è un atto di ribellione »

È questa la prima mostra personale in assoluto in uno spazio istituzionale italiano di Laura Footes e può essere a pieno titolo definita un progetto site-specific, dato che tutte le opere in mostra sono state pensate e realizzate appositamente per MO.CA e in dialogo con le sue architetture, ma anche con la storia della città di Brescia che ha ispirato l’artista. Inoltre, recentemente Footes ha ottenuto una borsa di studio di The Foundation Foundation, fondata dallo scultore Antony Gormley, per la realizzazione di una mostra alla Towner Eastbourne nel 2027, in cui verranno esposti parte dei lavori realizzati per il progetto bresciano.

La densità concettuale di questo progetto e la sua profonda aderenza alle istanze socioculturali più stringenti del nostro tempo rendono la personale di Laura Footes un evento chiave per la città di Brescia. Per la natura della sua ricerca, l’esposizione si configura in linea con il palinsesto delle manifestazioni cittadine legate al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, proponendosi non soltanto come spazio di visione, ma come occasione di dibattito e riflessione sulle urgenze dell’autodeterminazione e della libertà dei corpi.

Il dialogo con Brescia: l’eredità spirituale della scrittrice umanistica Laura Cereta e l’ispirazione barocca e rococò
Nel corso delle sue ricerche, Laura Footes ha trovato un dialogo ideale con la storia di Brescia attraverso la figura di Laura Cereta (1469-1499), umanista e protofemminista rinascimentale. Nelle sue lettere, Cereta racconta infatti come la sua reclusione fisica e le sofferenze corporee abbiano paradossalmente distrutto le prerogative sociali del tempo, schiudendole un percorso di affermazione intellettuale e artistica al di fuori dei binari del matrimonio. Raccogliendo questa eredità storica ancora troppo trascurata, nell’opera di Footes la patologia aspira a cancellare ogni aspettativa di “funzionalità”, dando voce all’esperienza della disabilità invisibile.

Dal punto di vista formale, le opere di Footes realizzate per il MO.CA sono influenzate dall’architettura barocca del Palazzo. Formatasi attraverso lo studio e il disegno diretto dei grandi maestri, da Rubens a Delacroix, fino alle sollecitazioni di Van Gogh, e poi i più recenti Francis Bacon, Paula Rego e Tracey Emin, Laura Footes assorbe e rielabora la teatralità, il dinamismo e l’uso chiaroscurale della luce propri del Barocco, innestando la carica energetica e drammatica della propria pittura nella complessità architettonica delle sale.

Il percorso in mostra
Dopo un anno di riflessioni e ricerche teoriche e visuali, Footes ha messo a punto esclusivamente per il MO.CA un progetto fatto di opere pittoriche e scultoree di forte intensità, chiedendo al pubblico di penetrare nelle sue immagini e di sostarvi per fare esperienza del dolore e delle pulsioni del desiderio, due tematiche spesso conflittuali, che nel suo operato si intrecciano indissolubilmente fino a fondersi del tutto.

La mostra si articola nella prima sala dell’Appartamento nobile, che accoglie la presenza di quattro dipinti ad olio di grandi dimensioni, mentre negli ambienti dello Spazio espositivo sono esposte opere pittoriche di grandi e medie dimensioni e sculture di legno intagliate a mano. L’artista infatti tenta di scardinare la concezione dominante di sessualità, che promuove il modello esclusivo del corpo giovane e attraente, intatto e perfettamente sano, e lo fa partendo proprio dal suo corpo, affetto e segnato da una malattia cronica, ma non per questo meno desiderabile o immune ai piaceri della carne.

Il ribaltamento di prospettiva operato da Footes è profondamente metodologico: assumendo il proprio corpo come punto d’innesco visuale, l’artista compie una radicale inversione di ruoli, evolvendo da paziente a anatomista e chirurgo della propria materia viva. È la riappropriazione di una topografia biologica storicamente espropriata e fraintesa: dal momento che alle donne era interdetta la pratica dell’anatomia, per secoli la dimensione fisica della donna è stata sezionata e analizzata da soli uomini, i quali ne hanno prodotto una rappresentazione unicamente patriarcale e clinica, spesso sessualizzata, oltre che incompleta. A questa tendenza, l’artista contrappone la linea della ricerca scientifica contemporanea e soprattutto la sua personale esperienza.

Cosa significa davvero abitare un corpo femminile, con tutti i suoi trionfi e le sfide di uno stato disfunzionale? Laura Footes ha il coraggio di esplorare cosa si nasconde dietro un nudo, filtro di emozioni e di memorie scomposte, ricordi di gelosia, di perdita, di dolore e di gratificazione, di vendetta, di odio e di autodeterminazione di sé.

Con la collaborazione di Camilla Remondina e la ricerca storico-critica di Pamela Addessi.
In collaborazione con Bremond Capela, Parigi, e Carl Freedman Gallery, Margate.

Orari di apertura:

Mer / Dom 15:00 — 19:00.
Appartamento Nobile fino al 17 dicembre 2026;
Spazio Espositivo fino al 10 gennaio 2027.

Locandina della mostra «Laura Footes. Pain & Desire», con un’opera pittorica nei toni del viola sullo sfondo e scritte bianche. Inaugurazione il 26 novembre 2026 alle 18:00 a MO.CA, Brescia. Appartamento Nobile fino al 17 dicembre 2026 e Spazio Espositivo fino al 10 gennaio 2027. Apertura mercoledì–domenica, 15:00–19:00; ingresso libero.
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