L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere una riflessione pubblica sulle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, con particolare attenzione alle esperienze delle persone LGBTQIA+ provenienti dai Paesi arabi e ai percorsi di migrazione, esilio e richiesta di protezione internazionale.
Il programma prevede:
- Una presentazione del Centro Aristofane, delle attività realizzate e dei servizi di ascolto, orientamento e presa in carico rivolti alle vittime di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, quale momento di restituzione e informazione alla cittadinanza;
- Talk sul libro “Arabә e queer: Storie LGBTQ+ dal mondo arabo” con la presenza di Zeyn Joukhadar, scrittore e ricercatore che ha firmato un saggio all’interno dell’antologia in dialogo con Ehtesham, referente rapporti con la stampa del Brescia Pride. Nel libro vengono approfondite storie di persone arabe e/o musulmane che resistono e lottano contro le discriminazioni e le violenze legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere nei loro paesi d’origine.
- Mostra fotografica intitolata “Kütmaan” del fotografo Bradley Secker che è composta da una serie di ritratti e fotografie documentarie di vita quotidiana, che racconta le storie di persone sfollate e/o richiedenti asilo a causa della loro sessualità o identità di genere, provenienti da Iran, Iraq, Siria, Libia, e fotografate tra Turchia, Siria,Libano, Germania e altri luoghi.
- Proiezione del film “La più piccola” (La Petite Dernière ) film del 2025 diretto e sceneggiato da Hafsia Herzi, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo autobiografico del 2020 di Fatima Daas. Presentato in concorso al 78° Festival di Cannes. Il film tratta la storia di una giovane ragazza di diciassette anni di origine algerina che vive a Parigi insieme alla sua famiglia. Nel film viene approfondito il punto di vista della protagonista che prende consapevolezza del suo orientamento sessuale e come questa scoperta incide sulla vita della protagonista in relazione alla sua cultura di origine, alla famiglia e alla società. In questo film viene anche messa in luce la discriminazione da parte della comunità religiosa di riferimento nei confronti dell’orientamento sessuale della protagonista.
L’evento intende utilizzare il linguaggio della letteratura, della fotografia e del cinema come strumenti di sensibilizzazione e contrasto ai pregiudizi, favorendo una maggiore conoscenza delle discriminazioni che colpiscono le persone LGBTQIA+, con particolare riferimento a quelle che vivono condizioni di maggiore vulnerabilità a causa dei percorsi migratori e delle persecuzioni subite.
