A 200 anni dall’eccezionale ritrovamento della Vittoria Alata, il MO.CA – Centro per le Nuove Culture intende celebrare tale ricorrenza instaurando un dialogo artistico tra il passato e le sue vestigia e i linguaggi della contemporaneità, con particolare attenzione alle contaminazioni tra le arti e le giovani generazioni. La mostra, partendo da uno dei simboli più noti e amati della città, si pone come percorso polifonico e multidisciplinare che, intrecciando arte contemporanea ed emergente, fashion studies e display immersivi, esprime ed evidenzia la forza ispiratrice e l’attualità della Vittoria Alata, testimone di un messaggio che scorre tra i tempi e le forme della storia dell’arte e della moda contemporanea. Il progetto, inserito nel programma di celebrazioni voluto da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei “200 Anni Bronzi Bresciani”, nasce dalle suggestioni del drappeggio del chitone indossato dalla Vittoria Alata, leggendolo non solo nella sua splendida conformazione di abito che pone in evidenza l’aspetto di un corpo simbolico e salvifico, ma in quanto metafora, attraverso la piega del tessuto, delle forme della storia e della memoria. Da qui la scelta del titolo, in inglese nella sua affermazione concettuale e in italiano nell’aspetto descrittivo sintetico: “Shaping” è un’azione, un processo in corso, significa dare forma, plasmare, modellare. Racconta esattamente quello che fa l’artista o il fashion designer: prende la memoria (il chitone della Vittoria) e la modella, attualizzandola. Il titolo così dichiara il concept di una mostra sperimentale, di ricerca e di scambio tra le discipline, non meramente celebrativa. La declinazione plurale di memoria è invece finalizzata a intenderla non come archivio statico, ma organismo plastico, corpo senziente scolpito dal velo del tempo e dalla consapevolezza del suo scorrere.
Dal punto di vista estetico, infine, “Shaping memories” evoca visivamente l’atto di piegare un tessuto o una lastra di metallo: ogni piega trattiene il ricordo del gesto che l’ha creata. È la perfetta sintesi visiva del concetto di sincronia e diacronia. La parte descrittiva in italiano afferma poi che, sebbene la mostra sia di taglio internazionale e sperimentale, la sua matrice affonda concettualmente le radici nella nostra storia, nella cultura antica classica, da dove prendono vita i pensieri e principi fondanti la nostra visione del mondo, etica prima ancora che estetica.
Tenendo dunque per una mano il filo del drappeggio della Vittoria, con l’altra il percorso espositivo guiderà il pubblico di addetti ai lavori e di appassionati in un viaggio sincronico attraverso le forme della memoria, tra arte contemporanea, moda sperimentale e nuovissime frontiere della ricerca attuale ed anche emergente. In sintonia, ovviamente, con la mission di MO.CA.
Inoltre, le opere e gli abiti saranno in dialogo con alcuni lavori di artiste e artisti selezionati attraverso l’open call “Vittoria 200 – Forever Young”, indetta dal Comune di Brescia e rivolta alle giovani generazioni tra i 18 e i 35 anni. Il bando ha chiesto loro di proporre un’opera nei diversi linguaggi del visivo (pittura, scultura, fotografia, multimediale, installazione, fashion design, ecc.) in grado di dimostrare come la Vittoria Alata non sia semplicemente una vestigia del passato, riportata al suo antico splendore grazie ad un accurato intervento di restauro. In un’epoca quale quella attuale, stravolta da conflitti internazionali le cui conseguenze stanno trasformando le consuetudini e le modalità di percezione del tempo, dello spazio e delle relazioni tra le persone, essa è simbolo rinnovato della possibilità di sconfiggere le disuguaglianze, l’odio, la paura e la morte, di riconoscersi come comunità unita da valori morali e da senso civico, responsabilità, volontà di fare del proprio meglio per garantire il benessere sociale e collettivo.
In tal senso, i giovani artisti selezionati rappresentano quattro diverse direzioni della ricerca delle nuove generazioni: la sperimentazione pittorica, il disegno come linguaggio autonomo e concettuale, l’utilizzo di materiali insoliti e il ready made concettuale, la scultura intesa come gesto plastico spaziale. Le opere selezionate offrono così visioni radicali e fortemente innovative della Vittoria Alata, coerentemente con il nostro tempo: il concetto di scudo in un abito disarmante; la rilettura del parametro classico del mito femminile; il simbolo dell’ala e del volo come potenziale creativo; l’idea di soglia quale spazio di protezione e apertura, anche in riferimento all’originario luogo di ritrovamento della Vittoria Alata; la storia come fondamento di identità e di trasformazione; la memoria come cassetto da aprire e riscoprire; la relazione tra vittoria e perdita, sconfitta e prevaricazione.
ARTISTI:
La mostra presenterà opere d’arte contemporanea realizzate da artisti italiani e internazionali, attivi dagli anni Sessanta a oggi:
Vanessa Beecroft (Genova, 1969)
Hermann Bergamelli (Bergamo, 1994)
Ann Iren Buan (Oslo, 1984)
Paolo Gonzato (Busto Arsizio, 1975)
Silvia Inselvini (Brescia, 1987)
Umberto Manzo (Napoli, 1960)
Francesca Pasquali (Bologna, 1980)
Paolo Scheggi (Settignano, Firenze, 1940 – Roma, 1971)
Maria Szakats (Romania, 1984)
FASHION DESIGNERS:
Pierre Cardin (Sant’Andrea di Barbarana, Treviso, 1922 – Neuilly-sur-Seine, Parigi, 2020)
Maurizio Galante (Latina, 1963)
John Galliano (Gibilterra, 1960)
Comme des Garçons by Rei Kawakubo (Tokyo, 1942)
Issey Miyake (Hiroshima, 1938 – Tokyo, 2022)
Yohji Yamamoto (Tokyo, 1943)
ARTISTI OPEN CALL:
Nicola Crescini (Brescia, 2001)
Emma De Devitiis Lovrich (Milano, 1999)
Lucrezia Di Carne (Milano, 1993)
Lorenzo Gnata (Biella, 1997)
Fabio Lombardi (Gavardo, Brescia, 1993)
Alice Mattarozzi (Cremona, 2002)
Eva Chiara Trevisan (Treviso, 1991)
